Home page / La vita dei capelli e le indicazioni per il trapianto

Per capire meglio il principio del trapianto dei capelli, è utile indagare perché perdiamo i capelli e perché possiamo essere soggetti alla calvizie. La vita di un capello normale (ciclo follicolare) è composta di tre fasi: la fase anagen o periodo di crescita del capello, che dura in media 3 anni; la fase catagen o periodo di riposo durante il quale i capelli non crescono più, che dura in media 10 giorni, e la fase telogen o di periodo di esplusione, durante il quale il capello morto viene sostituito da un capello nuovo. Durante quest’ultima fase, che dura all’incirca 4 mesi, i capelli cadono o restano impigliati al pettine. Questa caduta è del tutto normale e naturale perché i capelli caduti vengono sostituiti da capelli nuovi; tuttavia, quando il rinnovamento dei capelli non avviene più correttamente, la calvizie inizia la sua progressione. Nell’alopecia androgenetica, la più frequente in assoluto, questo processo riguarda solo i capelli della parte superiore del cranio ma non coinvolge quelli della corona, che grazie alla loro particolarità genetica sono protetti dall’azione nefasta degli androgeni e restano quindi capaci di rigenerarsi a vita. 

In altre parole, potremmo dire che i capelli posti a livello della corona sono diversi dai capelli della sommità della testa, e che se si perdono questi ultimi la causa non è un “problema di pelle”, ma semplicemente un invecchiamento naturale dei capelli che muoiono e cadono troppo rapidamente, al contrario di ciò che avviene ai capelli della corona.

È questa la nozione base sulla quale si fonda il trapianto dei capelli, che consiste semplicemente nello spostare le radici della corona, dove i capelli sono abbondanti, verso le zone diradate, dove i capelli sono in quantità insufficiente. Le nuove radici spostate sono autonome, e perciò conservano per sempre le loro caratteristiche originali di rinnovo permanente a vita.

Il trapianto dei capelli quindi non è altro che una ridistribuzione del capitale capillifero presente sulla corona - un capitale molto prezioso che non deve venire sprecato e che deve essere sfruttato al meglio delle possibilità, in quanto la corona è una riserva strategica. Il trapianto dei capelli è una ridistribuzione ottimale dei capelli che non può avere la pretesa di ridare al paziente la densità capillare dei 18 anni, ma piuttosto una nuova capigliatura in rapporto con l’età anagrafica, con veri capelli vivi che cresceranno per tutta la vita. Naturalmente, è possibile applicare questa stessa tecnica di trapianto anche ad altri distretti corporei, per esempio le sopracciglia (nell’uomo e nella donna) o il torace.


La classificazione degli stadi della calvizie in ordine di gravità crescente 
(da I a VII) secondo la scala di Hamilton

Il trapianto dei capelli nell’uomo giovane: il consulto avviene per un problema di calvizie nascente che può coinvolgere la regione frontale e prolungarsi o meno fino alla sommità del capo (vertice), per l’arretramento della linea temporale, o la comparsa della cosiddetta “chierica” (tonsura). Si osservi che a parità di grado di gravità della calvizie un uomo di venticinque anni sarà trattato in modo diverso dall’uomo di cinquanta, per ragioni evidenti legate al possibile aggravamento per il primo e alla prevedibile stabilizzazione per il secondo. Durante la prima visita vengono presi in considerazione diversi parametri, come i precedenti familiari, ma anche la posizione delle linee temporali e l’altezza della corona.



Osservando un cranio si noterà che esso è più largo alla base che alla sommità, perciò più una linea frontale è disegnata in posizione bassa, più è lunga, e al contrario, più è disegnata in posizione alta, più è corta. Una linea disegnata in posizione alta è più estetica ed è più adatta per la correzione di una calvizie importante. Tuttavia, è possibile correggere anche la calvizie di una linea frontale in posizione più bassa in un uomo di età maggiore, la cui calvizie è stabilizzata. 

Nell’uomo giovane, la linea frontale in posizione alta è d’obbligo in quanto gli evita il dispiacere di vedere, qualche anno più tardi, le prime rughe comparire proprio alla base del suo impianto, e inoltre evita il rischio di una fronte troppo bassa, e quindi antiestetica. Tra l’altro, gli garantisce un risultato che può ancora essere affinato abbassando questa linea di qualche millimetro durante una nuova seduta di microinnesti. Per quanto riguarda invece la tonsura, salvo casi di “chieriche” perfettamente circoscritte e senza altri segni evidenti di evolutività della calvizie verso la regione frontale, cioè in avanti, o occipitale, cioè all’indietro, il trattamento di questa zona con la tecnica dei microinnesti di capelli non sembra essere una buona indicazione prima dell’età minima di quarant’anni. Infatti, la decisione di effettuare un trapianto su una tonsura implica che si sia stimata l’altezza della corona come stabile e praticamente definitiva – misura che non è possibile effettuare se il paziente è ancora molto giovane. Infine, la disposizione dei capelli a raggio di ruota, a partire da un punto centrale chiamato comunemente “rosa”, punto naturale di partenza dei capelli, richiede sempre, soprattutto se il paziente si pettina in avanti, un grande numero di innesti. Ciò a sua volta implica ripetute sedute per il trattamento esclusivo di questa regione, e data la possibilità, nel giovane uomo, di vedere la sua calvizie estendersi negli anni alla regione frontale, la logica impone di conservare l’essenziale delle riserve a livello della zona donatrice per il trattamento della regione anteriore della testa. Solo in pochi casi sarà possibile effettuare un trattamento parziale della parte alta della tonsura, in attesa di giorni migliori nei quali sarà certo che la perdita dei capelli si è stabilizzata.

A ogni seduta di trapianto il chirurgo “pesca” nella riserva di capelli del paziente – ma questo capitale non è infinito. Questa è la ragione per la quale raccomando ai giovani pazienti di adottare una strategia che miri, sempre a lungo termine, a trattare la calvizie su tutta la superficie, ma con una densità di capelli moderata, piuttosto che trattare una sola regione con una densità massimale e rischiare di non poter più trattare il resto del cranio per “rottura di stock”. In conclusione, gli uomini giovani dovranno essere prudenti quanto alla gestione del proprio capitale di capelli, e lungimiranti quanto alla strategia da adottare nel lungo termine.

Il trapianto dei capelli nell’uomo maturo: nell’uomo maturo il trapianto dei capelli è più facile per la semplice e unica ragione che a partire dalla cinquantina la calvizie raggiunge un certo livello di stabilità, e che non evolve più oppure evolve molto lentamente e in modo progressivo. A quest’età, la visita fornisce dati precisi sugli eventuali rischi di aggravamento della calvizie

Seguendo quindi l’altezza della corona e la densità dei capelli a livello della zona donatrice, è possibile realizzare uno o più prelievi che consentono di trattare la superficie calva nella sua totalità. Una calvizie isolata della zona frontale rappresenta un’eccellente indicazione al trapianto, e sarà facilmente corretta da 1 o 2 sedute di trapianto, da ripartire nel tempo. In questo caso, ancora più che in tutti gli altri, i risultati ottenuti si avvicinano più che mai alla perfezione. Il bordo frontale può essere disegnato in posizione più bassa della norma, se questo è il desiderio del paziente, e possono essere rinfoltite le zone diradate ai lati della testa. Ugualmente si potrà procedere al rinfoltimento di una calvizie della zona frontale associata a una tonsura, a condizione che la zona donatrice sia sufficientemente folta. L’esame della calvizie consente di stabilire, insieme al paziente, una strategia per l’avvenire che tenga conto degli eventuali rischi di aggravamento della sua perdita di capelli.

Per quanto riguarda invece una
tonsura isolata, anche questa è un’indicazione ideale per il microtrapianto dei capelli, che vengono reimpiantati rispettando il movimento ideale e naturale previsto dalla natura. Le calvizie estese e di grande importanza (stadio VI o VII della scala di Hamilton) non rappresentano in genere una buona indicazione al trapianto.


ultimo aggiornamento: 20/07/2009

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ultimo aggiornamento: 17/01/2008